Lisbona è una città dalle mille sfaccettature. Sotto l’asfalto e i tram della nostra città “dormono” secoli di storia che, a volte, si rivelano a chi ha la curiosità di sbirciare dalla serratura giusta.
Di recente, abbiamo avuto il privilegio di entrare in uno di questi posti “proibiti”: l’interno della Fontana del Re.
Se la facciata è un’icona di Alfama, quello che c’è dentro è una capsula del tempo che ci porta in una Lisbona che non c’è più, ma di cui rimangono tracce vive.
Un’eredità di oltre 800 anni

La storia di questo luogo non si racconta in decenni, ma in secoli. Ci sono testimonianze della sua esistenza almeno dal 1220, durante il regno di D. Afonso II. Immagina l’importanza di questo luogo in un’epoca in cui l’acqua corrente era un lusso inesistente; questa fontana era il cuore pulsante della città, alimentata dalle acque provenienti da una falda acquifera che si trova sotto il Castello di São Jorge.
Tuttavia, la struttura che vediamo oggi, con le sue caratteristiche architettoniche più raffinate, è stata modellata nel corso del tempo. Nel 1487 ci fu una svolta nell’ingegneria idraulica dell’epoca: la costruzione di una conduttura specifica per portare l’acqua direttamente al Tago. L’obiettivo era rifornire le navi che partivano per le scoperte. Era qui che si garantiva la sopravvivenza dei marinai che avrebbero trascorso mesi in alto mare.
La gerarchia dell’acqua: lo shock della segregazione

Entrando nello stretto e fresco tunnel dietro la facciata, l’entusiasmo della scoperta ha lasciato il posto a una riflessione pesante: la guida e archeologo Pedro Miranda ci ricorda che l’accesso all’acqua era tutt’altro che democratico. Nel XVI secolo, la scarsità era tale che la violenza era comune, portando la Corona ad attuare un rigoroso sistema di segregazione sociale e razziale.
Ogni fontanella aveva un “proprietario” per legge:
- La quinta bica era per gli uomini neri e mulatti;
- La terza e la quarta fontanella erano riservate alle donne nere, mulatte, indiane e schiave;
- L’ultima bica (lato Alfama) era riservata alle donne e alle “ragazze bianche”.
È impossibile percorrere questi corridoi senza provare una stretta al cuore immaginando le code, gli insulti e la sorveglianza costante per garantire che nessuno “bevesse fuori dal proprio rubinetto”.
Le punizioni erano severe e l’ordine pubblico dipendeva dal mantenimento di queste barriere invisibili, ma insormontabili. Ti sei mai fermato a pensare che il semplice gesto di aprire un rubinetto a casa è una libertà che i nostri antenati non avrebbero nemmeno osato sognare?
Ingegneria e sopravvivenza

Camminare all’interno della fontana ci permette di vedere la robustezza della pietra e i canali scolpiti che hanno resistito ai terremoti e all’usura del tempo.
La complessità del sistema del 1487 è impressionante; vedere come la gravità veniva sfruttata per servire il porto di Lisbona è una testimonianza della resilienza e dell’ingegno umano.
Come puoi visitarlo?

Il Chafariz d’El-Rei è più di un monumento; è uno specchio delle nostre glorie e delle nostre ombre. Ci ricorda la Lisbona dei navigatori, ma anche la Lisbona dell’esclusione. Uscire da lì, tornare alla luce del sole di Alfama, ci fa guardare la città con occhi diversi, gli occhi di chi sa che le pietre parlano, se sappiamo ascoltare.
Questi spazi sono di solito chiusi al pubblico. Tuttavia, ogni anno c’è la possibilità di visitarli grazie a iniziative come Open House Arquitetura o dando un’occhiata al programma del Museo di Lisbona, di solito durante il mese di settembre.
È davvero un’esperienza consigliata se vuoi vedere la capitale senza filtri.
E tu? Sapevi che l’acqua a Lisbona aveva un tempo un colore e una classe sociale? Ti piacerebbe esplorare questo tunnel o il passato deve rimanere sepolto?
Informazioni utili:
Indirizzo: Rua do Cais de Santarém (Alfama)
Orari: 24 ore su 24 (visite esterne)