Lassù in cima alla colonna, con un leone al suo fianco, guarda la città dall’alto. Chi fa il giro della Rotonda del Marchese raramente alza lo sguardo, ma poche figure hanno segnato Lisbona tanto quanto Sebastião José de Carvalho e Melo, il Marchese di Pombal. Quando, il 1° novembre 1755, un terremoto rase al suolo gran parte della città, fu lui a prendere il comando e a farla rinascere. La Baixa che percorriamo oggi, con le sue strade dritte e le facciate che sembrano ripetersi, è nata proprio da quel progetto.
Il giorno in cui la terra tremò a Lisbona
Era il giorno di Ognissanti. Alla scossa si aggiunsero uno tsunami, con onde che si dice abbiano raggiunto i sei-nove metri, e un incendio che si spense solo dopo circa sei giorni, come ricorda il National Geographic. Secondo la Britannica, due terzi di Lisbona furono ridotti in macerie.
Quanti morirono? Ancora oggi nessuno lo sa con certezza. Le stime più diffuse parlano di circa 20.000 vittime, ma c’è chi parla di diverse decine di migliaia. Anche la forza del terremoto continua a essere studiata: per molto tempo si è data per certa una magnitudo compresa tra 8,5 e 8,9, ma uno studio dell’Instituto Superior Técnico l’ha stimata a 7,7, come riportato dal DN.

Carvalho e Melo era allora ministro di D. José e non perse tempo. Mobilitò le truppe, assicurò i rifornimenti, improvvisò rifugi e ospedali e, già il giorno dopo, aveva in mente idee per ricostruire la città. Gli è rimasta attribuita una frase, «seppellire i morti e prendersi cura dei vivi», ma non c’è certezza che l’abbia detta lui: la tradizione la attribuisce anche al marchese di Alorna.
Una Baixa progettata per resistere ai terremoti
Per la nuova Lisbona, Manuel da Maia tracciò il progetto e gli ingegneri militari Eugénio dos Santos e Carlos Mardel lo realizzarono. Dove prima si intrecciavano vicoli medievali nacque una rete di strade dritte, con facciate standardizzate ed elementi realizzati in serie, quasi come in una catena di montaggio. Nascosta all’interno delle mura si trovava la grande innovazione: la gabbia pombalina, una struttura in legno pensata per far sì che gli edifici resistessero ai terremoti.
Non c’è da stupirsi che, nella candidatura della Lisbona pombalina alla lista indicativa dell’UNESCO, presentata dal Portogallo nel 2017, la Baixa venga descritta come la prima città moderna dell’Occidente e la “gaiola” come il sistema antisismico più avanzato del XVIII secolo.
L’indagine che ha trasformato il terremoto in un caso scientifico
Oltre a ricostruire, bisognava capire cosa fosse successo. Il 26 gennaio 1756, Carvalho e Melo inviò ai vescovi del regno un questionario con 13 domande sul terremoto. Molti lo considerano il punto di partenza della sismologia moderna, come ricorda il Lisbon Quake.
Dal potere all’esilio e, infine, in cima alla rotatoria

Nato il 13 maggio 1699, Carvalho e Melo fu diplomatico a Londra e a Vienna prima che re José lo nominasse ministro, nel 1750. Ben presto divenne l’uomo più potente del regno: fu nominato conte di Oeiras nel 1759 e marchese di Pombal nel 1769, e fino al 1777 governò di fatto il paese. Furono anche gli anni del processo ai Távoras e dell’espulsione dei gesuiti.
Con la morte di D. José, nel 1777, il marchese cadde in disgrazia. Accusato di aver abusato dei suoi poteri, fu dichiarato colpevole e allontanato da Lisbona, e trascorse gli ultimi giorni a Pombal, dove morì l’8 maggio 1782.
La statua inaugurata nel giorno del compleanno del marchese
Ci è voluto un po’ prima che l’omaggio fosse pronto. La prima pietra del monumento fu posata nel 1917, ma fu inaugurato solo il 13 maggio 1934, proprio nel giorno in cui il marchese avrebbe compiuto 235 anni. La statua è stata ideata dallo scultore Francisco Santos, ex calciatore dello Sporting, come riporta il DN. Dall’alto, Pombal continua a guardare la città che ha contribuito a ricostruire.
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